AGRICOLTORI: MA QUALE AMBIENTE?

Non penso che l’agricoltura sia di per sé una attività fatta in rispetto all’ambiente. Anzi!
Dopo la seconda guerra mondiale, con la conversione dell’industria bellica, una parte delle attività indirizzate alla realizzazione di esplosivi, si è dedicata alla produzione dei concimi chimici di sintesi. Questo fattore segna un profondo solco non solo sui metodi di coltivazione ma anche sulla cultura contadina. L’uso della chimica di sintesi ha dato risultati sempre più entusiasmanti. Chimica, ricerca agrotecnica, potenziamento della meccanica delle macchine agricole consentono oggi di produrre sempre meglio e sempre di più…. Poi una qualche difficoltà appare all’orizzonte. Il terreno è sempre meno fertile: lo strato superficiale di humus che rappresenta la parte più ricca del terreno si va via via riducendo innescando un processo che passa sotto il nome di “desertificazione”… Pensate questo elemento unito anche all’aumento della siccità. Desertificazione in pianura padana? Certo! Questo processo è già in atto e non se ne esce facilmente.

Come si risponde alla riduzione della fertilità della terra? Nel modo più ovvio e sbagliato che possiamo immaginare, ossia usando sempre più elementi prodotti dalla chimica di sintesi: diserbanti, anticrittogamici, concimi, arature sempre più profonde, sempre più acqua per irrigazione… La leggenda vuole il contadino come una persona di scarsa cultura, piuttosto grezza e dal linguaggio molto limitato. Così ce lo rappresenta il cinema e la commedia. Fino a tutti gli anni 60 del secolo scorso, coltivare presupponeva una buona conoscenza di sementi, di tempi di germinazione e di programmazione dei lavori. Presupponeva una capacità non da poco di analizzare le stagioni, il tempo atmosferico e una conoscenza approfondita del proprio terreno.

Chi fa oggi l’agricoltore non sa quasi più nulla di terreno, di programmazione delle sementi, di selezione delle stesse. Si fida ciecamente di quello che sta scritto nella scheda tecnica del prodotto: prima diserbo con il buon glifosato, prodotto considerato cancerogeno, ma senza il quale il mondo agricolo si dispera. Poi segue il piano di concimazione che tanto per capire vi butto là una scheda tecnica a caso:

Tabella 3 – Piano di concimazione di fondo

Dose N da distribuire 20% di 150 N = 30 kg
Dose P205 da distribuire 100% di 75P = 75 kg
Dose K20 da distribuire 0
Concime impiegato 18/46
Quantitativo da distribuire 165 kg (30 kg/18)

Tabella 4 – Piano di concimazione di copertura

Dose N da distribuire 80% di 150 N = 120 kg
Dose da distribuire primo intervento 65 kg – secondo intervento 55 kg
Concime impiegato Nitrato ammonio 26% N
Urea 46% N
Dosi 250 kg (65/26) 120 kg (55/26)

Poi andiamo avanti con i diversi trattamenti contro muffe, insetti, etc..
L’agricoltore di oggi non conosce la propria terra. Conosce ed è innamorato del proprio trattore dal quale scende raramente. Per coltivare oggi in qualche modo “produttivo” ossia che resti una qualche utile all’agricoltore una volta
tolte tutte le spese, resta una sola possibilità: essere pagato dai contributi pubblici. Ma questa è una follia a solo e totale vantaggio di chi acquista i prodotti e li mette in vendita, non certo dell’agricoltore.

Di fatto con i contributi all’agricoltura (soldi pubblici) non si finanzia il contadino, ma il sistema distributivo, la grande distribuzione che lucra sul lavoro agricolo.

Tornando al punto che riguarda l’ambiente, bisogna rendersi conto che questo sistema produttivo continua a nuocere non solo al contadino, ma anche e soprattutto, all’ambiente. Secondo me, quando l’Europa impone una riduzione dell’uso di concimi e diserbanti, non fa una cosa errata. Per quanto mi riguarda io non ho mai usato nessun prodotto chimico di sintesi. Ma mi rendo conto che imporre questo in un sistema produttivo come l’attuale, scarica sugli agricoltori una mazzata incredibile perché aumenta i costi e soprattutto diminuisce la capacità produttiva senza dare agli agricoltori alcuna contropartita. Per dirla chiara: o si aumentano i contributi all’agricoltura o si interviene decisamente sul sistema distributivo riequilibrando i margini tra produttori e distributori.

Noi assistiamo, invece, alla più ovvia dimostrazione di scarica barile messa in piedi dalla politica che ipocritamente si schiera “ dalla parte degli agricoltori” innalzando un coro di retorica contro l’Europa dopo che gli stessi politici che oggi critica l’Europa hanno votato a favore del piano europeo!