bio/logico: una riflessione sui falsi messaggi.

La richiesta di prodotti biologici è sempre più pressante. Cioè sempre di più mi sento chiedere se i nostri prodotti sono biologici.

Io, che un po’ provocatore lo sono, molte volte chiedo “perchè biologico?“, e mi sento rispondere, il più delle volte, che i prodotti biologici sono più sani. Forse sì, i prodotti biologici sono  più sani.

Ma in realtà lo scopo di una produzione bio, non è direttamente quello di fare un prodotto più sano, ma quello di depauperare il meno possibile l’ambiente. Cioè il punto di partenza per una buona produzione biologica non è tanto quello legato ad un prodotto più sano, ma quello legato ad una terra dove l’attività dell’uomo ha inciso in modo minore.  Questa dovrebbe essere la regola prima.

Tanto per capirsi una scatola di cerali da 45o grammi  per la prima colazione fornisce solo 1100 kilocalorie di energia alimentare. PEr produrre la confezione, con il sul bel involucro plastico per conservare il prodotto e la scatola di cartone tutta colorata, consuma ben 7000 kilocalorie di energia. I cereali potranno essere anche bio, ma il sistema commerciale ha consumato una quantità enorme di energia per produrre i cereali, confezionarli e distribuirli. Da questo punto di vista, il fatto che un prodotto sia biologico o meno non incide per nulla. LA dispersione di energia è e resta enorme E come sappiamo quell’energia arriva prevalentemente dal consumo petrolio. In questo senso “biologico” secondo me sarebbe consumare un prodotto non confezionato oppure che utilizza confezioni riutilizzabili più volte. Ma sarebbe anche più biologico comperarsi una macchinetta che produce “fiocchi” di cereali utilizzando una manovella a mano. Esistono …. butti dentro questo  “macinino” una manciata di avena… giri alcune volte la manovella e ti viene fuori una bella manciata di fiocchi d’avena freschi e a basso impatto energetico….

Sempre sulla questione del “sano”. I prodotti non biologici, quelli fatti usando quintali di fertilizzanti, anticrittogamici, funghicidi, pesticidi, moschicidi, e compagnia cantante, sono così tossici? Beh, su questo io, emotivamente, direi di sì. Però, stando a quello che dice il nostro ministero della sanità e quello dell’agricoltura, il residuo chimico riscontrabile sui prodotti alimentari è molto basso (ho dei dubbi, cioè su questo ho dei dubbi pesanti…..) Al punto che, alle analisi, risultano perfettamente dentro i parametri fissati dalla normativa. C’è da chiedersi dove vadano a finire  tutti questi prodotti chimici che abbiamo buttato sui cereali, sulle verdure, sula frutta o che abbiamo dato da mangiare ai vari animali…. perchè i prodotti chimici non possono sparire. O si trasformano o restano là… magari cadono sulla terra, e poi entrano nelle falde acquifere, ma non esiste che semplicemente spariscano…. Quando vendono irrorati i terreni di sostanze chimiche contro questo o contro quello, esistono precise norme su come l’operatore deve essere vestito (tuta monouso, occhiali protettivi, quanti in plastica, maschera con filtro per la respirazione ecc) e cosa fare in caso di inalazione o di contatto con la pelle…. Tutto questo, in un modo o nell’altro, che lo assorbiamo… magari a piccole dosi… però non è da scartare l’ipotesi che alcuni metalli pesanti, usati anche nella coltivazione biologica come il rame, finiscano per concentrarsi nel terreno in quantità eccessiva e via dicendo….

Dunque il problema principale non è solo la “salute” dell’acquirente, ma è prima di tutto la salute dell’ambiente... Perchè se si continua a contaminare la terra con tutta questa chimica buttata nell’ambiente, la scelta di mangiare biologico ha comunque poca influenza. Sei comunque dentro un ambiente completamente contaminato da sostanza… Insomma   è come la scelta di non fumare dentro una stanza dove altre otto persone fumano… E hai poco da dire che tu non fumi ” perchè il fumo fa male”, percè, di fatto, stai fumando anche tu…

E ancora. Il  mercato  del biologico. E’ in grande espansione. Così dicono. Dice Irene, una lettrice di questo blog, “vedo al supermercato (vivo in inghilterra e in italia e la situazione e’ simile) che c’e’, oltre alla normale scelta di marche “normali” anche un mercato imponente di marche “BioPasta coop normale e pasta coop bio, per esempio. diventa tutto doppio insomma, creando una sorta di doppio consumismo che mi preoccupa e mi chiedo dove si sta cercando di andare a parare.”

A lei, indirettamente, risponde, Vandana Shiva :   “ (prodotti) certificati biologici, ma in effetti è pseudo biologico perchè usa l’immagine biologica ma viola tutti i principi di sostenibilità ecologica, biodiversità e conservazione dell’acqua oltre a tutti quelli sociali di giustizia, sovranità alimentare dei piccoli produttori e commercio equo.

L’agricoltura pseudobilogica si basa sulla distruzione delle piccole aziende e lo sradicamento delel comunità agricole per creare grosse agroindustrie orientate all’esportazione, in cui i coltivatori diventano lavoratori e servi di imprenditori sovrani. L’agricoltura pseudobiologica si basa sulla distruzione della biodiversità e sulle monoculture non essenziali. Sostituisce solo i mezzi di produzione chimici con quelli “biologici”. Si tratta di sostituzione dei mezzi non di agro-ecologia” (da Agricoltura è disegnare il cielo pag. 135 – edito da Libreria Editrice Fiorentina)

Oggi “biologico” è alla moda. Si potrebbe tranquillamente dire (tanto per essere alla moda) che “biologico è trendy). MA attenzione. Molto di quello  che viene marchiato biologico risponde semplicemente  a criteri commerciali e non ha alcuna valenza positiva per l’ambiente.

In realtà, come spesso succede, dietro ad un termine acquisito per positivo, si nascondono molte “furberie”.

Se dovessi pensare in termini di agro-ecologia direi che la prima cosa da salvaguardare è la piccola azienda contadina. Solo nella piccola azienda è possibile sviluppare una prodotto realmente biologico che viene realizzato grazie a produzioni che “convivono” in modo sinergico e che, proprio grazie a criteri di biodiversità e di mutuo soccorso tra le piante, riescono a rafforzarsi nei confronti degli aggressori esterni siano esse muffe o insetti..La grande azienda monocolturale e fatalmente in contrasto con i presupposti di quello che  intendiamo per biologico perchè la monocoltura implica una serie di attività che non sono compatibili con la terra…

E se ci teniamo alla biodiversità e ad una produzione agricola corretta e non distruttiva la prima cosa che dobbiamo fare è proprio salvaguardare la piccola azienda perchè questa è l’unica struttura in grado di modificarsi e riconvertirsi in modo da produrre alimenti biologicamente corretti, giusti e puliti.