Disastrosa grandinata, necessarie riflessioni

Nello scorso post ho fatto vedere la situazione dell’orto, rigoglioso e pieno di frutti. Purtroppo però la grandinata di sabato ha completamente stravolto il campo, distruggendo la quasi totalità della produzione. Le piante di cetriolo sono state completamente rase al suolo, le zucchine forse (e ripeto forse) torneranno a produrre tra qualche settimana, stesso discorso per melanzane e peperoni, i pomodori invece spero che riusciranno a sopravvivere.
Il mestiere del contadino si sa è dipendente dalla natura, specie quando si decide di coltivare in maniera biologica, metti in conto che non tutto quello che semini poi arriverà ad essere raccolto, molte piante non produrranno o i frutti saranno stentati e non vendibili. Va bene, i rischi del mestiere. Però questi rischi stanno sempre più diventando certezze, il cambiamento climatico è chiaro e inesorabile, parlando con gli anziani contadini della zona ti rendi conto di come anche loro siano basiti e non sappiano come far fronte a queste sempre più frequenti difficoltà. Nonostante abbiano passato la loro vita in orto e ne abbiano viste di annate difficili.

Parliamo di quest’anno. Marzo e aprile caldi, benissimo, mettiamo giù il possibile prima di pasqua, avevano dato pioggia. A maggio piove in continuazione, fa freddo, gli ortaggi li vedi andare in pausa vegetativa. Sono immobili, non crescono. Poi a giugno viene l’estate tutta d’un colpo, ma le piante sono esseri che hanno bisogno di ritmi lenti, patiscono l’eccessiva escursione termica. Ma per fortuna iniziano a crescere, parte della verdura che vi abbiamo consegnato nelle cassette di fine giugno è stata prodotta in serra da Lorenzo, che aveva un’ottima produzione di cetrioli e melanzane. Poi tutto si blocca. Sì perché sopra i 40° le piante perdono i fiori, e quindi niente frutti. Per fortuna avevano iniziato le nostre piante in pieno campo a dare le prime zucchine e cetrioli, poi peperoni e melanzane.
Poi arriva la grandine e venti che sradicano alberi. E ci troviamo di fronte ad una scena apocalittica.

 

Penso cosa convenga fare, per fortuna ho tutta la domenica davanti. Il dispiacere è enorme, quattro mesi di lavoro, prepara il terreno, pianta, zappa, dai acqua, zappa, togli erba a mano, metti la paglia, dai un integratore e antiparassitario biodinamico e biologico, acqua, togli erba e metti ancora paglia. Una meraviglia.. poi, quando è l’ora di raccogliere la fatica del tuo lavoro (e parlo di 4 persone che ci lavorano), arriva la grandine e distrugge gran parte della tua produzione.

Tra me e me mi domando: “Ha senso tutto ciò? Che futuro si prospetta per la nostra azienda, per l’agricoltura, per l’uomo?”

Preso dallo sconforto, decido che è meglio sospendere le consegne almeno fino a settembre, leccarsi le ferite, riflettere su cosa piantare per l’inverno, riflettere se ha senso rifletterci o se conviene mettersi a fare altro.

Poi pensi a chi finora ti ha dato fiducia e ti ha sostenuto acquistando da te la verdura, continuando a farlo anche quando magari quello che hai raccolto non è proprio all’altezza delle aspettative, e per milioni di altri motivi che io conosco ma che mi rendo conto possano non interessare a chi vuole semplicemente della verdura bella e buona.

Allora decido di chiamare tutta la rete di produttori, tra cui c’è chi ha subito grossi danni come te e chi invece non è stato toccato – “caspita sei a 2 chilometri dal mio orto e ti è andata così di lusso?” – Poi ti ricordi che l’anno scorso era toccato a lui e quindi te la metti via. “Va bene, allora mi sento quasi in dovere di prenderti le verdure” – anche se son talmente demoralizzato che vorrei solo camminare in silenzio per l’orto distrutto.

Non ci perdiamo d’animo. Continuiamo con le consegne, del nostro orto ci sarà poco (le rape, per fortuna, crescono sotto terra), molto verrà da Federico, Lorenzo e Piero. Qualcosa dovremo prenderlo al Tamiso, ha prezzi alti ma vogliamo garantire una buona varietà di prodotti in cassetta. Questa volta ci sarà più frutta perché per fortuna Piero è tra quelli che non ha subito grossi danni.

Dai, tiriamo avanti, con la speranza di avere un inverno migliore e almeno andare a patta con le perdite di questa estate. Mi auguro che continuerete a darci la vostra fiducia, ne abbiamo bisogno.

Ancora qualche scatto dall’orto, per fortuna le nuvole stanno già passando!

Grazie