Project Description

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Giulio Amadio Fiore, perito agrario, esperto nella coltivazione e lavorazione dei cereali antichi, ha scelto di valorizzare il farro, cibo nazionale degli antichi romani, prima che si generalizzasse l’uso del pane. La coltivazione di questo grano avviene secondo un rigido Disciplinare di Produzione dai contadini delle colline teramane, dove l’azienda Fiore segue direttamente l’intero ciclo, dalla semina al raccolto e al conferimento al suo mulino, nel rispetto rigoroso di un’agricoltura ecocompatibile.

Lavorazione: il processo è volto a non alterare le superiori caratteristiche delle materie prime. I grani prima di essere macinati integralmente e a pietra, vengono ventilati e leggermentedecorticati (perlatura) affinché solo le parti più esterne e indigeribili (lignina e crusche superficiali) siano eliminate lasciando intatta la qualità nutritiva del cereale integrale (metodo G.A.Fiore).  Infine avviene una setacciatura rotativa a flusso d’aria per eliminare tutti gli scarti.

Prodotto da: Az. Gioie di Fattoria di Giulio Amadio Fiore (Torano Nuovo – Controguerra TE)

Il farro

È il più antico dei cereali conosciuti dall’uomo, ne ha condizionato la sua evoluzione. Le sue origini, suffragate da reperti archeologici rinvenuti in Turchia, lo datano a 12.000 anni prima di Cristo. Ne parlano lo scrittore cartaginese Magone, il vecchio Catone nel “De Re Rustica”, Varrone nel “De Agricoltura”, Columella, Plinio il Vecchio, Cornelio Celso.

Uno scritto del 1305 del bolognese Crescenzi riporta questa definizione:”Il farro è quasi simile allo spelta, ma è più grosso in erba e nel granello, si semina nel tempo del grano e dello spelta, mietesi e mondasi come il grano; … è cibo buono ai sani e agli infermi, ed assai nutrica e conforta e genera buon nutrimento ed è anzi stitico che purgativo”.

Sfamò etruschi ed egiziani, e poi soldati romani alla conquista dell’impero. Non veniva utilizzato solo dalle truppe in guerra; aveva una funzione propiziatoria nei matrimoni, veniva usato come moneta e poi in granelli misti al sale per formare la “mola salsa”, donde il vero immolare (si gettava tra le corna degli animali da sacrificare agli dei).

Poi, man mano negli anni, è stato abbandonato per colture più redditizie e produttive come il grano e il riso e la sua coltivazione è quasi scomparsa a seguito dell’avvento della chimica e dei fertilizzanti in agricoltura.

Ma il suo contenuto di magnesio è del 40% più alto rispetto agli altri cereali: da qui il nome dimagnet, magnete della vita, visto che il magnesio entra come attivatore in molti processi enzimatici coinvolti nello scambio di energia.

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