quando la verza esce dagli occhi….

C’è grossa crisi…. lo vedo negli occhi stanchi del mio interlocutore. Lo percepisco dal calo delle cassette vendute, lo colgo dallo sgomento della gentile signora che mi guarda con una sorta di rassegnazione mentre le illustro con il mio solito entusiasmo le bellezze della nostra cassetta…. C’è grossa crisi!

Inutile negarlo… e non c’è Mario Monti che tenga, non c’è tecnicismo che regga davanti allo sconforto del cliente che si vede recapitare per la millesima volta una verza dentro la nostra prestigiosa cassetta… C’è poi da dire che per alcuni è la verza, per altro sono le patate per altri ancora sono le carote o le mele o o il radicchio o che altro….

L’origine di questa tragedia sta tutta in una parola che evoca di per sè momenti brutti, uggiosi, tristi: STAGIONALITA’.

Noi siamo vittime della stagionalità, ma è una responsabilità tutta nostra. Lo sappiamo. Anche il mercato del biologico mi sforna bellissimi pomodori, ottime zucchine, splendide melanzane, profumate fragole, peperon che sono talmente belli che sembrano finti e  perfino succulenta uva e frutta esotica e funghi, insalate, e radicchietti…

E’ un trionfo della moderna tecnica agricola e della globalizzazione.

Io non sono un fanatico del chilometro zero. Amo i semi, il frumento duro, il riso, l’olio, il vino nelle sue molteplici sfumature di gusto e di colore, amo le lenticchie, le cicerchie, i ceci, le fave. Cerco fagioli che non si trovano dalle nostre parti, per non parlare dei formaggi, dei caprini, dei percorini, delle diverse forme e sapori che la cultura alimentare ha saputo creare nelle diverse zone d’italia 3 del mondo. Non sono quindi uno strenuo difensore del chilometro zero…

Io vado a percezioni, a sensazioni, a visioni. Se vado al supermercato e vedo un petto di pollo bello stretto dentro la pellicola plastica, ho un brivido di disgusto perchè vedo una carne che si è formata senza mai percepire l’odore dell’aria aperta, senza mai provare il  brivido di un filo d’erba, di un verme, di una goccia d’acqua piovana… non parlo nemmeno del mangime… parlo solo dell’ odore. Andate dentro   un allevamento intensivo di polli. E’ l’odore la cosa che vi impedirà di mangiare poli per i prossimi anni… perchè qualcosa in quella carne vi rimanda all’odore. Era l’odore che impediva a mio padre, nato in campagna, anche sono di accettare che un pollo di allevamento entrasse in casa nostra… lui “sentiva l’odore”…

Ma questo sentimento, questa sorta di repulsione un po’ istintiva, un po’ eccessiva, io la provo anche di fronte al pomodoro bello rosso e acquoso che troneggia nei nostri supermercati o anche al mercato del biologico. Ho una repulsione fisica perchè a me non me la raccontano la fiaba del pomodoro invernale nato semplicemente grazie alla protezione di una pellicola di naylon.. E’ chimica, signori miei, pura e semplice chimica quella che permette che in pieno inverno, per quanto al sud, nascano pomodori e zucchine e melanzane… Non bastano le serre riscaldate… e nessun produttore si sogna di spendere migliaia di euro per riscaldare le serre ed affidare i propri guadagni alla normale attività del calore… se investo in calore devo anche garantirmi la maggior produttività del mio investimento e allora vai di concime, vai di chimica perchè con la chimica faccio sì che il pomodoro diventi bello rosso e assomigli ad un pomodoro maturo…

Molte mamme, quando prendono la nostra cassetta, fanno riferimento ai loro figli e dicono… “cosa non si farebbe per dare loro un prodotto sano!…” io sorrido stupidamente (la cosa mi riesce benissimo). ma colgo una profonda contraddizione… se vuoi veramente il bene dei tuoi figli, e di tutti i figli degli altri che sono comunque una ricchezza per tutti, lascia perdere…. non è con una cassetta di verdura ogni tanto che fai il loro bene… (io questo lo dico perchè sono masochista…) Il loro bene lo farai veramente quantousciremo da questo tormeto del mercato che ci propina continuamente cose che non esistono . Come i pomodori d’ inverno. Non esistono, sono una mera finzione, una rappresentazione del pomodoro…. e quella finzione di pomodoro fa male anche a me che non lo mangio, perchè mi fa male la terra sfruttata dalla chimica, la serra riscaldata che brucia energia, l’energia che rilascia CO2, la serra che sorge libera e gioconda tra capannoni di cemento, tra un territorio inquinato e schifoso, e soprattutto mi fa male il fatot che non sappiamo più distiniguere tra estate e inverno, come se la genetica del nostro corpo non si fosse formata in migliaia di anni e il nostro misero corpo non sapesse riconoscere tra estate ed inverno, non sapesse che le verze o le zucche devono essere mangiate nella stagione fredda e la fragole devono essere mangiate in primavera…. da pochi anni, da pochissimi anni, siamo riusciti a forzare le stagioni…Oggi abbiamo tutto a disposizione. Fa bene? Io sento un cattivo odore in quella verdura nata artificialmente… ma io non faccio testo. Però riconosco dietro a quelle verdure la stessa logica che dice…. bisogno crescere, l’economia deve crescere.. dobbiamo crescere… e via con Veneto City e via con case palazzi capannoni strade… e via con la distruzione della campagna che tanto tra un po’ potremmo fare le nostre verdure dentro ad un capannone eh sì… magari tra cinquant’anni qualcuno scoprirà che tutto questo va male… Come  è successo con l’ amianto, come è successo con gli insediamenti chimici di Porto marghera….Ma questo è il prezzo che dobbiamo pagare al totem della crescita….

Ostrega, che sfogo!

Buona verza a tutti!