i furbetti dell’orticello e l’arte del coltivare

L’idea di non fare nulla, ma semplicemente lasciar fare alla natura, non era una idea del tutto peregrina. Che poi mi prenda in giro sui risultati che abbiamo ottenuto da una prima sperimentazione non è che la constatazione del fallimento.

Lasciare fare alla natura non è così semplice. Me ne rendevo conto leggendo  “la rivoluzione del filo di paglia” di Masanobu Fukuoka. Un libro che consiglio di leggere anche sotto l’ombrellone, perchè  si legge con facilità e che alla fine si rimane con la curiosità di “provare” da un lato e dall’altro con qualche interrogativo in più sul significato di stare a sto mondo…

Fatto sta che l’idea della sperimentazione ha ripreso vigore… magari in piccolo, magari da far funzionale meglio alcune parti “critiche” dell’orto, dove non riusciamo ad arrivare con l’impianto di irrigazione e dove la situazione della terra era peggiore…

intanto già questo pomeriggio seminerò erba medica dove a novembre andremo a seminare grano saraceno…. e poi  tra frumento orzo e segale avremo una nostra piccola produzione di cereali che andremo a piantare in altri campi in via di abbandono. Certo, il nostro tentativo, un po’ utopistico e un po’ azzardato, avrebbe anche l’ambizione di migliorare la terra e di far continuare a produrre terreni che altrimenti verranno abbandonati. Il fatto è che la piccola attività contadina, che per tanti anni ha “aiutato” le famiglie a sbarcare il lunario ed ha favorito una permanenza della biodiversità, è diventata del tutto inutile per il nostro stile di vita…però nno è detto, specie in questo periodo di crisi, che abbandonare la terra sia una scelta intelligente… io francamente ne dubito!