riflessioni sopra un cavolfiore

Ultimamente le mie note sull’orto sono  turbate da alcuni riscontri negativi. Dopo le mele picchiolate è la volta del cavolfiore marcito. In mezzo riscontro note di zucca insapore. Di fondo  l’astuzia di questo commerciante abilissimo a mettere nella cassetta merce tarocca. Io però non mi sento per nulla “commerciante” per due ordini di motivi. il primo è che essere “commerciante” non ha in sè alcun elemento negativo. Conosco commercianti che sono ottime persone e di cui mi fido ciecamente. Il secondo ordine di motivi è che io più che altro mi sento “produttore ” ossia, in altre parole, essendo un orticultire, mi sento contadino.

Ho imparato che esistono  contadini  orgogliosi dei propri prodotti al punto di essere anche piuttosto suscettibil Nel tipo di coltivazione che io faccio, senza aiuto di prodotti chimici di sintesi, di anti parassitari, di aifermentativi, succede che la quantità di “scarti” rispetto alla coltivazione convenzionale, sia decisamente superiore, Non sempre è così, ma capita. PArlando per esempio di cavolfiore  quest’anno io mi sono mangiato una quantità incrdibile di primizie (era ancora caldo): Non facevo in tempo a raccogliere che il cavolfiore cominciava a mostrare i segni di un deterioramento e diventava scuro . Questo nel giro di un giorno… e tutto questo, ovviamente non poteva vinire nella cassetta ma prendeva inesorabilmente la strada o del “cumulo” o della mia cucina dove abilmnete si recuperava il recuperabile.

Nella produzione convenzionale che oggi viene praticata dalle aziende agricole di una certa dimensione e dotate di macchiari e che ricorrono alla chimica di sintesi, gli scarti sono molto minori. Il prodotto matura tutto assieme e raggiunge dimensioni del tutto omogenee.

Non è che una azienda di grosse dimensioni si possa permettere di raccogliere un cavolo si e dieci no,, e poi dopo un po di giorni ripassare le varie file di ortaggi e raccogliere un parte  e depo altri giorni un altra ancora. No, non funziona così. Quando “l’uomo Del Monte” ( ricordate una vecchia pubblicità suglia ananas?) dice “Sì”, parte la macchina e si raccolgie tutto il lotto di prodotto. Difficilmente nel’intero lotto ci stanno scarti… tutto avviene con precisione e il prodotto è di solito visivamente più bello, sano, non attaccato da parassiti, senza alcun difetto.

Porca miseria, a me capita di avere cavolfiori da chilo, da un chilo e sette e da sette etti che maturano assieme. Cioè ognuno fa un po’ come gli pare. Non c’è disciplina.

Guardo le file dei porri.. la in fondo alla fila sono ancora della grossezza di un dito. all’inizio della fila sono grossi come un avambraccio. Possibile? Eh, penserà qualcuno, li hai pinatati in modo “scalare”… e sì, certo. Però non è andata così: sono loro che fanno così a secondo di fattori spesso imprevisti. Un ristagno d’acqua, una lavorazione del terreno più o meno profonda, la presenza di alcune piante concorrenti, l’agressione di qualche insetto… insomma… che ti devo dire: in natura continua a saltar fuori questa faccenda della diversità.

Lo dico così, tanto per dire, ma sembra quasi impossibile. Solo una attività “forzata”, pesante e caparbia riesce a piegare la natura e fare in modo che tutto sia uguale. Se vai al supermercato non farti gabbare dall’occhio. Le cose più perfette sono spesso le peggiori…

penso anche che questo mito di mettere gli uomini tutti in fila, tutti uguali e vestiti tutti allo stesso identico modo. non porti un granchè bene, ma questo è un altro discorso…

Ps: non vorrei dare una cattiva impressione o non essere riconoscente. Ma da tutti i nostri clienti arrivano spesso complimenti e ringraziamenti. Capita anche che qualcuno ci faccia presente un qualche errore. Scusate, può succededre, ma finchè si tratta di una verdura non conforme al nostro solito trend siamo ben contenti di poter rimediare la volta seguente, Fatecelo sapere e possibilmente ricordatecelo nella mail. Magari in ritardo, ma saremo contenti di poter rimediare!