Il ministro Lollobrigida si è inventato il servizio civile in agricoltura con una frase “Per la prima volta i giovani potranno servire la patria con un’attività di valore agricolo“.
Tralasciamo ogni valutazione di carattere politico e mi riprometto di cercare di limitare al minimo la mia vis polemica, che risulterebbe del tutto inopportuna e volgare…
Mi interessa, invece, parlare di agricoltura, o meglio di quelle che sono le “attività di valore agricolo”.
La prima cosa che mi viene da dire è la contraddizione tra la locuzione “servire la patria” e “attività di valore agricolo”. Il ministro Lollobrigida vive di contraddizioni. Ha voluto che il suo ministero si chiamasse anche “della sovranità alimentare” poi, non perde occasione di farsi promotore del grande mercato alimentare dove pretende di avere un ruolo così come il suo grande sponsor che è il presidente della Coldiretti, Prandini… figlio di ministro, grande allevatore e produttore di vini da esportazione.
Lollobrigida ha appena concluso la sua personale grande fiera del mercato agricolo che ha tenuto a Ortigia in Sicilia in occasione del G7 dell’agricoltura… (600 produttori in 200 stand… a totale uso e consumo della pubblicità ministeriale)
L’uomo confonde i problemi dell’agricoltura con quelli del mercato. Non che il mercato non sia un problema per l’agricoltura, anzi! Il mercato è un grande problema per l’agricoltura ma parliamo di due mercati differenti.
Il mondo agricolo è diviso: da una parte le piccole aziende composte spesso da un unico addetto o tuttalpiù a conduzione familiare che fanno spesso una produzione tradizionale, dall’ altra le grandi aziende, con grandi estensioni, molti investimenti in automazione e macchinari che producono per il mercato mondiale (quello che commercializza di fatto il ministro) e in mezzo una minoranza di medio piccoli produttori che si barcamenano tra concimi, trattori e sistemi produttivi che non stanno in piedi..(così come i piccoli di cui sopra)
Questo sistema produttivo che c’entra con la patria?
Fare ricorso alla retorica nostalgica serve solo a nascondere la totale incapacità del ministro nel proporre qualcosa che abbia un senso.
Lui, il Lollobrigida, è senz’altro un specie di rappresentante di commercio del prodotto italiano da esportazione ( quelle che in gergo sono chiamate le “eccellenze”.. che sono vini, formaggi, salumi, pasta, e prodotti multiprocessati, prodotti in quantità industriale, con un sistema industriali, sia che si parli di coltivazione, di allevamento e di trasformazione) non so con quali risultati visto che molto del prodotto sia ormai nelle mani delle multinazionali, ma comunque..
In questa vicenda la “patria” ci sta come lo strutto nella marmellata (strutto e marmellata: la devo provare!)
Così come non capisco l’associazione tra la vita dell’azienda agricola e quella del servizio civile. Al di là di ogni retorica, di ogni associazione tra oro alla patria, battaglia del grano, figli alla patria e via dicendo, non vedo nesso.
Il settore agricolo deve stare in piedi da solo con le sue risorse!
Il “sostenere” il settore agricolo con contributi o con altre forme di aiuto è puramente un nascondere il dramma dell’agricoltura che è rappresentato dallo strapotere del mercato della trasformazione e della grande distribuzione. Su questo un ministro dell’agricoltura dovrebbe agire. Dovrebbe mettere in atto misure che vanno non a esclusivo favore della grande distribuzione, ma alla realizzazione di un effettiva cultura del cibo che metta al centro la stagionalità, la filiera corta, la biodiversità e tutte le belle cose che sappiamo ma che sono sistematicamente fuori dall’effettivo agire della politica.

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